Mio padre mi disse che sarei finita per strada senza di lui, mentre mio fratello mangiava la cena che avevo pagato io. Io indicai la vaschetta vuota e lui urlò: “Smettila di fare la vittima”. Poi sorrise: “Vivi sopra il negozio praticamente gratis. Senza di noi, saresti per strada”.

Stavo quasi per ridergli in faccia, perché nella mia stanza c’era già un contratto d’affitto firmato per un appartamento di cui nessuno sapeva nulla. Due giorni prima era arrivata una busta con scritto “Riservata e personale”. Mio padre l’aveva aperta. Lo trovai nel suo studio con il mio rendiconto fiscale in mano.
“Guadagni così tanto adesso? ” Non risposi. La sua espressione cambiò: “Allora l’affitto sale da subito”. Mi disse una cifra quasi tripla, aggiungendo che in famiglia ci si aiuta.
Non disse che da quattro anni, in silenzio, ero io a gestire il sistema di automazione dell’edificio che alimentava ogni sala della sua azienda di illuminazione. Lui lo chiamava “il mio hobby con i computer”, ma i clienti dicevano che era il motivo per cui il suo showroom sembrava più moderno di qualunque altro in città. Non dissi nulla. Il venerdì sera me ne andai con tre borse.
Nessuna discussione, nessun saluto, solo le mie chiavi, un documento tecnico di passaggio di consegne e una fattura per anni di lavoro mai pagato. Alle 8:07 del lunedì il telefono cominciò a vibrare. Al piano di sotto, tutti gli schermi automatizzati si erano spenti, proprio mentre il cliente più importante che papà avesse mai corteggiato entrava dalla porta principale. Prima di raccontarvi cosa accadde quel giorno, lasciatemi tornare a com’era cominciato tutto.
La Ferrari Illuminazione occupava un ex deposito industriale ristrutturato alla periferia di Bergamo. Al piano superiore vivevamo noi. Mia sorella Giulia aveva una camera da letto vera, con la sua scrivania e i suoi poster. Mio fratello Matteo pure.
Io, la più grande, dormivo in uno sgabuzzino trasformato in camera, senza finestre, con un materasso buttato per terra. All’inizio aiutavo perché ero sua figlia. Poi l’aiuto divenne scontato, poi lo scontato divenne invisibile. Ogni sera, dopo la scuola, scendevo in negozio a sistemare le luci, a controllare gli impianti, a scrivere piccoli programmi per automatizzare tutto.
Il sistema di illuminazione che avevo progettato era mio. Ogni volta che un cliente diceva “questo showroom sembra il futuro”, papà sorrideva e rispondeva: “È il mio tocco”.


