MAMO, PATRZ, TAM JEST TATA…MARZENA ZBLEDŁA, WIDZĄC MĘŻA, KTÓREGO POCHOWAŁA 3 LATA TEMU.

Parte 1: Tre anni di lutto

Marzena aprì la pagina dell’agenzia di viaggi sul computer. Era la prima volta, dopo tre anni, che decideva di concedersi un momento di tregua e di partire per una settimana in un posto caldo insieme al figlio. Le foto colorate delle varie destinazioni le scorrevano davanti agli occhi. Non riusciva a scegliere: voleva tutto e subito. Sfoglia offerte all inclusive in Turchia, in Egitto e in altri paesi ben noti ai turisti polacchi. Alla fine scelse Kołobrzeg. Ci aveva trascorso molti periodi ai tempi dell’università, prima con le amiche e poi con la famiglia.

Conobbe suo marito Bartosz quando aveva venticinque anni. Alto, ricco, bello, con un neo caratteristico sul mento. Allora, al solo vederlo, le veniva meno la ragione. Si legò rapidamente a quell’uomo. Nei primi anni la vita sembrava una felicità continua. Ma un anno dopo la nascita di Dawid tutto cominciò a cambiare. Bartosz smise di tornare a casa a orari normali. Lavorava fino a tardi, a volte fino a mezzanotte. Le sue trasferte diventarono viaggi mensili in paesi caldi. Marzena cercava di scacciare i pensieri su un’amante, ma Bartosz le dava sempre più motivi per sospettare. Lui negava tutto con decisione e intanto spariva sempre più spesso. Nonostante tutto, Marzena continuava ad amarlo. Lo pregava di tornare prima, almeno per il figlio, ma Bartosz non mostrava particolare interesse nemmeno per Dawid. Si limitava a lasciare i soldi per il mantenimento e poi spariva senza lasciare traccia.

Una sera sparì di nuovo. Solo che quella volta sparì per sempre.

Quasi ogni giorno Marzena tornava con la mente a quel giorno maledetto, ricostruendo minuto per minuto. All’inizio piangeva, poi le lacrime finirono. A stento riusciva a controllare la disperazione e la tristezza davanti al bambino, per il quale il papà era ancora in lunghi viaggi di lavoro.

La sera prima Marzena decise di lasciare tornare quei ricordi una volta ancora e poi basta. Fine con il continuo ritorno al passato.

Quel pomeriggio d’inverno Marzena camminava per la casa con il telefono in mano da tre giorni. Bartosz era partito per una trasferta nei laghi Masuri. Doveva essere assente tre giorni. Il suo numero era irraggiungibile e non rispondeva ai messaggi.

«Mamma, perché sei così triste?», chiese Dawid, allora di cinque anni.

«Io… non sono triste. E tu perché non dormi ancora?»

Il bambino sospirò, si voltò e andò a letto. Dawid non sospettava che fosse successo qualcosa di brutto al papà. Lo vedeva comunque di rado, e nell’ultimo semestre quasi per niente. Per questo l’assenza del padre non aveva cambiato granché la sua vita di bambino.

Marzena decise di chiamare l’azienda in cui il marito lavorava come partner gestionale. Bartosz diceva che nei laghi Masuri stavano aprendo un nuovo stabilimento. Riuscì a parlare con il direttore generale.

«Buongiorno, signor Jerzy», disse nervosa. Lo aveva incontrato diverse volte alle feste aziendali.

«Non sa per caso come sta andando? Non riesco a raggiungerlo e doveva tornare tre giorni fa.»

«Quale trasferta?», si stupì il direttore. «Marzena, di che stai parlando?»

Il telefono quasi le cadde di mano.

«Quindi non state aprendo nessun nuovo stabilimento a Mikołajki?», chiese a bassa voce.

«Nessun nuovo stabilimento a Mikołajki. E non lo abbiamo mai pianificato. Anzi, Bartosz mi aveva avvertito che prendeva due settimane di ferie non retribuite di sua iniziativa. Marzena, davvero non so di cosa stai parlando.»

«Ferie…», sussurrò, poi chiuse la chiamata. Si lasciò cadere lentamente sul divano e nascose il viso tra le mani. La menzogna del marito aveva superato ogni limite. Se prima cercava ancora di nascondersi, ora aveva semplicemente partito e si era tagliato fuori da tutto e da tutti.

Marzena capì che non poteva più continuare così. Rimanere in quell’incubo era al di sotto della sua dignità. Avrebbe dovuto lasciarlo molto prima, ai primi segnali che aveva un’amante. Ma per il bene di Dawid aveva preferito restare con Bartosz. Il marito poteva assicurare al figlio una vita agiata, una buona istruzione e dei viaggi. Andandosene, Marzena avrebbe dovuto crescere il figlio da sola e lavorare allo stesso tempo, senza sapere se ce l’avrebbe fatta. E ovviamente non era solo questo a trattenere. Continuava ad amare Bartosz nonostante il suo comportamento orribile.

Ora però doveva farsi forza. Basta umiliazioni. Molte donne crescono i figli coniugando lavoro e maternità. Marzena aveva quindi una chance di farcela con un solo figlio.

Quel pensiero fu interrotto dal suono del telefono. Di nuovo il direttore Jerzy.

«Marzena, sono ancora io. Ho appena ricevuto una chiamata. Bartosz è davvero nei laghi Masuri, ma non si tratta di nessuno stabilimento produttivo.» Jerzy parlava in fretta, chiaramente incerto su come trasmettere quelle informazioni. «Là ci sono condizioni meteo pessime. Guidare motoslitte sui laghi ghiacciati è proibito, ma lui ha deciso comunque di scendere sul ghiaccio e ci è caduto sotto.»

«Come è possibile?», Marzena impallidì. «Lui…»

«Non è successo su un lago, ma su un fiume dove c’è una corrente forte sotto il ghiaccio. Per ora non hanno trovato il corpo. I soccorsi dicono che le probabilità di salvare Bartosz sono nulle.»

Il mondo di Marzena crollò in un istante. Solo un quarto d’ora prima, nei suoi pensieri, stava dicendo addio al marito e decideva di lasciarlo. Ora risultava che probabilmente non era più vivo. Il direttore promise di aiutarla in tutte le questioni finanziarie e legali. Il fatto che il corpo non fosse stato ritrovato accese in lei una scintilla di speranza che forse fosse sopravvissuto. Dall’altra parte la ragione suggeriva che era praticamente impossibile.

Presto Marzena rimase sola nell’appartamento e si sciolse in lacrime, senza sapere come andare avanti.

«Mamma, perché piangi?», chiese Dawid, entrato improvvisamente in cucina.

«Non piango, tesoro. Mi lacrimano solo gli occhi. E tu perché non dormi di nuovo?»

«Ho sentito che parlavi con un signore. È qualcuno del lavoro di papà? E dove è papà?»

Marzena tacque, non sapendo cosa rispondere. Non voleva dire a un bambino di cinque anni che il papà era morto. Inventò quindi che era di nuovo partito per un lungo viaggio.

«Papà è di nuovo volato via in viaggio, tesoro. Questa volta probabilmente più lungo del solito. Sta esplorando terre lontane, montagne, laghi, mari. Così lavora e viaggia.»

«Anch’io voglio esplorare nuove terre!», esclamò il bambino.

«Crescerai e potrai scoprire tutto quello che vorrai. Ora vai a dormire in fretta, perché sai che i bambini crescono di più nel sonno. Prima ti addormenti, prima cresci. Capisci?»

Il bambino corse a letto, ma si fermò sulla porta e chiese:

«E quando torna papà?»

«Non lo so. Presto. La sua missione è difficile e lunga. Non si scopre un nuovo mondo in una settimana, lo capisci da solo.»

Dawid annuì e sparì nella sua stanza. Marzena, per la prima volta da tempo, fu quasi un po’ grata al marito per non aver passato troppo tempo con il figlio. Se il bambino fosse stato più legato al padre, spiegare tutto sarebbe stato ancora più difficile. Forse col tempo Dawid avrebbe dimenticato del tutto il papà e avrebbe smesso di chiedere. Ovviamente, quando il figlio fosse diventato adolescente, avrebbe dovuto dirgli la verità. Per il momento però preferiva risparmiargli lo stress.

Lei stessa non riusciva ancora a fare i conti con il fatto che il marito fosse sparito dalla sua vita per sempre. Che prima l’avesse tradita e resa infelice e poi fosse andato via, probabilmente morendo in modo stupido sul ghiaccio. L’odio e il rancore che erano cresciuti in lei si trasformarono ora in dolore e disperazione. I ricordi dei bei momenti passati insieme, soprattutto dei primi anni di relazione, arrivavano con un’intensità straordinaria. Marzena tirò fuori l’album di famiglia e cominciò a sfogliare le foto. In una di esse erano insieme su una motoslitta. Una volta la portava sempre nei suoi viaggi, anche nelle spedizioni invernali. Era un vero professionista, guidava la motoslitta a occhi chiusi. Come aveva potuto cadere sotto il ghiaccio?, pensava asciugandosi le lacrime.

Passavano i giorni e la speranza di un miracolo si indeboliva. Il corpo di Bartosz non venne mai ritrovato, ma ufficialmente fu dichiarato morto. Il direttore Jerzy mantenne la parola e aiutò Marzena in tutte le formalità successorie. Grazie all’aiuto dell’azienda aveva di che vivere e poteva lavorare da remoto, conciliando con la cura del figlio. Nonostante ciò non riusciva a dimenticare il marito. Nei tre anni trascorsi da quella tragedia Marzena visse come in lutto. Si rifiutava ogni piacere e ogni viaggio. Sorriseva soltanto a Dawid, in cui vedeva l’unico senso della vita.

Proprio quei tre anni di sacrifici la portarono al momento in cui decise di cambiare approccio.

«Basta. Ho diritto alla felicità. Devo provare a vivere di nuovo.»

Con questo pensiero Marzena cercò un’offerta per Kołobrzeg e cliccò su «Acquista».

«Dawid, fai le valigie! Tra una settimana partiamo per una settimana di vacanze!», gridò allegra al figlio.

Parte 2: Le vacanze e la visione

Quelle dovevano essere vacanze speciali, e in effetti lo furono, anche se per motivi del tutto diversi. Il tempo volò via velocemente e Marzena non se ne accorse nemmeno che era già arrivato il giorno di partire per l’aeroporto. Era il suo primo soggiorno in un posto del genere da cinque anni. L’ultima volta aveva viaggiato in aereo con Bartosz, quando Dawid aveva meno di due anni. Ora il bambino sedeva accanto alla mamma nella sala partenze e osservava con interesse la folla intorno.

«Dawid, in fondo questo è il tuo primo volo consapevole», disse Marzena quando salirono a bordo. «La volta scorsa avevi due anni e non ricordi quasi niente, vero?»

«Non ricordo niente», ammise il bambino guardando dal finestrino. «Ma sono contento lo stesso.»

Marzena sorrise al figlio, ma allo stesso tempo con nostalgia ricordò i tempi in cui volavano tutta la famiglia. Desiderò scacciare quei ricordi. Aveva deciso di andare avanti. Ordinò qualcosa e cercò di sonnecchiare, ma sentì la voce del capitano.

«Gentili passeggeri, ci stiamo avvicinando a una zona di turbolenza. L’aereo potrebbe tremare per un momento. Vi preghiamo di restare calmi, è una situazione normale.»

Le hostess chiesero di allacciare le cinture, ma proprio in quel momento Dawid si alzò per andare in bagno. Marzena volle trattenerlo, ma dopo un attimo vide che l’hostess lo aveva già indirizzato nel posto giusto. La turbolenza finì dopo un attimo. Il bambino tornò con un’espressione chiaramente spaventata.

«Mamma», sussurrò sedendosi accanto a lei.

«Calma, sono solo turbolenze. Non succede niente. Passano subito.»

«Non è di quello che si tratta», disse piano Dawid. «Ho visto papà laggiù.»

Marzena rimase per un momento paralizzata.

«Tesoro, ti sei solo illuso. Le persone possono assomigliarsi, ma…»

«Era lui. L’ho riconosciuto. Solo che aveva i capelli diversi.»

Marzena cercò di restare calma e spiegare al bambino che doveva essersi sbagliato. Allo stesso tempo sentiva il cuore battere all’impazzata. Non era possibile. Bartosz era morto. O forse Dawid aveva davvero visto qualcuno di molto simile. Di coincidenze del genere ne capitano molte.

Dopo l’atterraggio chiese a un’impiegata dell’aeroporto di controllare la lista dei passeggeri, anche se sapeva benissimo che formalmente non era permesso. Le porse discretamente una breve spiegazione: suo marito era stato dichiarato morto, e forse era vivo. Alla fine la donna controllò.

«Mi dispiace, ma sul vostro volo non c’era nessuno con quel cognome.»

Marzena tirò un sospiro di sollievo, prendendolo come conferma che il bambino doveva essersi illuso. Tuttavia il riconoscimento del volto da parte di un bambino di otto anni poteva essere un ricordo incerto. Con questo pensiero ritirò i bagagli e con Dawid si diresse all’hotel di Kołobrzeg.

La vista dalla finestra della camera li entusiasmò entrambi: un mare ampio, un po’ nuvoloso ma comunque bellissimo, e in basso il lungomare. Marzena decise di scacciare subito i pensieri cattivi. La nuova vita doveva iniziare proprio lì.

I primi tre giorni di riposo furono meravigliosi. Il tempo era bello, sulla spiaggia c’era la giusta quantità di gente, non troppa. Marzena non dimenticava il vecchio lutto e le difficoltà, ma dopo cena amava stare sul balcone dell’hotel e fissare il mare. La calmava, una specie di meditazione privata.

Così passò il quarto giorno, nuvoloso. Marzena uscì come al solito sul balcone, ma il cielo era coperto di nubi dense e non c’era di che entusiasmarsi. Stava già per rientrare quando le arrivò una voce alzata dal balcone sottostante. Chiaramente i vicini del piano di sotto erano usciti a litigare.

«Daria, ti interessa qualcosa oltre i soldi?», urlava una voce maschile.

«Certo che sì, ma per interessarsi a qualcosa bisogna avere i soldi e mantenere me», ringhiò la ragazza.

Marzena sentì il desiderio di ascoltare ancora un momento. Non perché amasse i pettegolezzi, ma le interessava dove poteva arrivare un litigio del genere. Dopo un attimo rimase di sasso. La voce dell’uomo assomigliava in modo impressionante a quella di Bartosz. Solo che era furioso, perché di solito nei loro litigi matrimoniali Bartosz riusciva a mantenere il controllo. Intanto la ragazza di sotto scoppiò a ridere e sbatté la porta del balcone. Poi la voce maschile cominciò a parlare più piano e Marzena avrebbe giurato che era decisamente Bartosz. Non poté però sentire altro perché la porta di quel balcone si chiuse.

Il cuore di Marzena batteva all’impazzata. Impossibile. Ufficialmente era scomparso, quasi certamente non era più vivo. Poteva essere lui? Che assurdità, pensava cercando di calmarsi. Dopo un attimo chiamò Dawid, gli lanciò un rapido «torno subito» e corse nel corridoio dell’hotel, scendendo le scale fino al piano di sotto. Si fermò davanti alla porta della camera che secondo lei si trovava esattamente sotto il loro balcone e cercò di ascoltare. Sentì frammenti di conversazione e la voce femminile:

«Non hai paura che ti lasci? Basta che esca adesso.»

«Allora vai, la strada è libera», rispose la voce maschile, con quella caratteristica nota ironica.

Sì, conosceva quel suono dai tempi andati. Era decisamente Bartosz.

All’improvviso la porta si aprì e uscì di corsa una ragazza irritata in pantaloncini corti, sbattendola con forza. Marzena fece appena in tempo a scansarsi per non essere vista. Allo stesso tempo bramava di sciogliere l’enigma: era davvero lui? Dopo un attimo l’uomo uscì dalla camera in pantaloncini corti e maglietta, chiuse la porta con la tessera e si diresse verso l’ascensore. Marzena si nascose nell’angolo del corridoio, diede un’occhiata di sguincio e rimase di stucco. I tratti del volto, la silhouette… se non fosse stato per un leggero sovrappeso e i capelli più corti di una volta, avrebbe giurato che era Bartosz.

Lo seguì. Scese al bar, ordinò una serie di drink e si sedette al bancone. Marzena ordinò anche qualcosa di analcolico, alzò il collo della felpa e mise gli occhiali da sole per non farsi notare. Dopo una quindicina di minuti, quando l’uomo ordinò un’altra porzione, si voltò improvvisamente verso Marzena.

«Signora», cominciò osservandola. «Perché voi donne siete così… complicate?»

«Forse non siamo affatto così complicate. Forse è lei a crederlo», rispose abbassando la voce.

«Di sicuro mi dirà che è colpa mia, ma… non ci siamo mai incontrati? La sua voce mi è molto familiare.»

«Ne dubito. Sono qui per la prima volta», Marzena cercava di parlare con un tono basso e alterato e di girare il viso.

«Forse mi sto solo illudendo. Comunque le ho chiesto perché mi è capitata una scenata con la mia ragazza. Del resto non voglio annoiarla con questo.»

«Forse è meglio così. E suona banale. Vi siete litigati perché ognuno di voi si aspetta qualcosa di diverso.»

«Sì», l’uomo sospirò e fece un sorso del drink. «Come ha indovinato?»

«Beh, a dispetto delle apparenze succede spesso», rispose quasi aspramente Marzena. «E a lei, vedo, non capita così di rado.»

«Di tanto in tanto. Ma l’uomo continua a illudersi che stavolta sarà perfetto», disse con rassegnazione. «E poi di nuovo la stessa cosa.»

Marzena sentì il cuore battere forte nel petto. Ogni sua sillaba confermava che era davvero Bartosz. Lo stesso stile di parlare, le stesse piccole maniere che un tempo non sopportava e che oggi le sembravano fin troppo familiari.

«Mi scusi, ma devo già andare», disse. «Buona fortuna.»

Corse via prima che lui potesse fare altre domande. Subito dopo andò in camera.

Era lui o non era lui?, si chiedeva febbrilmente. Il figlio lo aveva riconosciuto sull’aereo. Lei riconosceva la sua voce e lo sguardo. Ma era impossibile. Per tre anni c’era stato il lutto, l’azienda aveva confermato che il corpo era probabilmente sparito sotto il ghiaccio, era stato dichiarato morto. Da dove poteva spuntare? Poteva essere una coincidenza? E se Bartosz fosse davvero sopravvissuto e fosse tornato in segreto nel paese?

Tremò al solo pensiero di cosa avrebbe significato per suo figlio e per se stessa.

Parte 3: Il riconoscimento e il primo confronto

Al mattino Marzena si richiamò all’ordine. Decise per prudenza di evitare l’uomo e di aspettare che passasse il suo sconvolgimento interiore. Tuttavia il giorno successivo rovesciò tutto all’insù.

Una mattina di sole, la spiaggia davanti all’hotel. Arrivò con Dawid. Si sistemarono sui lettini liberi, alcune file più lontano dal mare. Quando erano già sdraiati, sentì la voce furiosa familiare. Era la stessa coppia del giorno prima: la ragazza che si chiamava Daria e quell’uomo. Insoddisfatta dei lettini perché per lei erano troppo lontani dal mare, cominciarono a litigare così forte che li sentiva tutta la spiaggia.

E all’improvviso successe qualcosa di strano. L’uomo si indebolì e scivolò dal lettino. Daria urlò, ma non sapeva cosa fare. La gente intorno guardava, nessuno reagiva. Marzena si alzò di scatto e corse. L’uomo aveva un polso molto debole. Evidentemente dopo le intense libagioni della sera prima e un’ora al sole l’organismo aveva rifiutato di obbedire. Marzena si chinò per liberare le vie respiratorie, poi chiamò qualcuno del personale. Subito portarono un medico. Alla fine l’uomo riprese i sensi.

«Marzena… sei tu…», sussurrò riconoscendola.

Ma Bartosz quasi subito cominciò a guardarsi intorno sulla spiaggia. La cercava, era chiaro. E così si scontrarono per la prima volta dopo tre anni, anche se alla conversazione completa ci sarebbe voluto ancora del tempo.

Quando Marzena tornò dalla spiaggia in camera, Dawid era occupato a giocare al telefono e non notò nemmeno che la mamma era in ritardo per il pranzo. Lei stessa non riusciva a trovare pace. Aveva continuamente davanti agli occhi l’immagine dell’uomo sdraiato senza sensi sul lettino. Vedeva il suo marito morto. Inoltre era stato lui stesso a sussurrare il suo nome.

Poco dopo, quando Dawid si addormentò, si sentì bussare alla porta. Marzena per un primo momento non si mosse. Sentì uno strano formicolio nella zona della nuca. Solo dopo un attimo andò ad aprire. Sulla soglia stava Bartosz.

«Marzena, aspetta, per favore», gridò quando lei istintivamente voleva sbattergli la porta in faccia.

«Come sai in quale camera mi sono fermata?»

«Alla reception mi hanno detto che cercavo la signora Marzena», ammise imbarazzato. «Per favore, dammi almeno un momento.»

Marzena lo fece entrare solo quanto bastava per non stare in vista degli altri ospiti. Si voltò di scatto verso il figlio e gli ordinò di andare in bagno a lavarsi i denti e sistemarsi il pigiama, solo perché non sentisse quella conversazione. Dawid, sebbene sorpreso, obbedì.

«Parliamo domani senza il bambino. Incontriamoci al bar dell’hotel alle ventidue. Per favore, vieni di sicuro», sospirò Bartosz. «Perché se mi mandi via non so più cosa farò.»

Con grande fatica trattenendo le emozioni, Marzena chiuse la porta dietro al suo marito risorto. Poi tornò in camera e abbracciò a lungo Dawid, che si era addormentato sopraffatto dall’eccesso di impressioni. Anche lei voleva addormentarsi, ma non riusciva a causa della conversazione del giorno dopo.

Parte 4: La verità e il perdono impossibile

Marzena arrivò alcuni minuti in ritardo, volendo evitare di attirare inutilmente l’attenzione. Bartosz sedeva già a un tavolino in un angolo. Non appena la vide si alzò per ordinare due cocktail.

«Ho ordinato analcolici», sorrise timidamente. «Dopo l’incidente di ieri è meglio non rischiare.»

«Va bene.» Marzena annuì, fece un respiro più profondo. «Allora parla. Voglio sentire in che modo appari vivo dopo tre anni.»

Bartosz sospirò e cominciò a raccontare.

«Tre anni fa l’azienda di cui ero partner prese un grande credito da un’organizzazione poco ufficiale, fuori dalle banche, a condizioni orribili. Tutto per avviare in tempi record un nuovo progetto. Purtroppo il subappaltatore con cui collaboravamo sparì con i soldi e di conseguenza io rimasi con il debito e con gente che cominciò a minacciarmi di farmi del male e di farne ai miei cari se non restituivo quei fondi.»

Marzena lo ascoltava in silenzio, ricordando che effettivamente allora aveva notato in lui nervosismo e telefonate strane, ma non pensava che dietro ci fosse una cosa del genere.

«Volevo evitare che quelle persone cercassero di estorcere i debiti anche a te o a Dawid. Cominciai a combinare. Partii per i laghi Masuri perché là temporaneamente mi era più facile nascondermi. Ma loro mi rintracciarono comunque. Una volta ricevetti una soffiata che chiedevano di me nel centro in cui soggiornavo. Ero terrorizzato. Telefonai al direttore della nostra azienda, Jerzy. Lui consigliò di inscenare la mia morte. Sapeva che andavo spesso in motoslitta sul ghiaccio e quella era l’unica occasione per sparire.»

«Precisamente vi è riuscito», osservò amaramente Marzena.

«Lo so. Tutti intorno ci hanno creduto. Quando sentii all’auricolare come Jerzy annunciava che doveva informarti dell’incidente e che il corpo non era stato ritrovato, capii a cosa si era arrivati. Ma non potevo tornare indietro. Quella gente mi cercava ancora. Non avevo scelta.»

«Marzena…» Bartosz alzò la voce. «C’è sempre una scelta», sussurrò lei stringendo i pugni. «Avresti potuto almeno dirmi la verità, così avremmo deciso qualcosa insieme invece di lasciarmi nel lutto.»

«Pensavo che sarebbe stato meglio per te», borbottò abbassando la testa. «Sapevo che eravamo comunque in un momento pessimo. Dopo la nascita di Dawid le nostre relazioni erano crollate. Continuavamo a litigare o a tacere. Io del resto non sono un santo e pensai che se fossi andato via per sempre almeno non ti avrei coinvolto in quelle storie mafiose.»

Marzena taceva, conficcando lo sguardo nel suo cocktail analcolico.

«Per due anni mi sono nascosto in vari posti. Ho cambiato cognome in Bartosz Bielański. Mi sono tagliato completamente fuori dalla vecchia vita. Finché alla fine quell’organizzazione si sciolse e i suoi capi finirono in galera. Tornai con cautela nel paese, da qualche parte vicino alla nostra vecchia regione. Pensavo di ricominciare tutto da capo. E con il pensiero di ricominciare da capo intendo anche le numerose conoscenze occasionali», chiese ironicamente Marzena, avendo in mente la scena con Daria, la sua ragazza.

Lui sospirò.

«A dire il vero, dopo tutto quel caos sono andato nell’altra estremità. Ho cominciato a prendere tutto alla leggera. Volevo dimenticare il passato e vivere il momento, perché comunque mi sentivo vuoto dentro. Daria era una delle tante, ma mi sono fermato più a lungo con lei. Non so nemmeno perché. Era giovane, allegra, non si preoccupava di niente. Pensavo di aver bisogno di quella spensieratezza.»

«Ho visto quella spensieratezza con i miei occhi», tagliò Marzena. «Nonostante volessi a tutti i costi proteggere la famiglia, e allo stesso tempo qui a Kołobrzeg bevevi drink e andavi a letto… Capisco come appare.»

«Io semplicemente non so… Mi sono perso. Non sei in grado di capire quanto sia stato tutto difficile.»

«Forse non capisco perché nessuno mi ha costretto a fingere la mia morte e lasciare il bambino da solo», la voce di Marzena suonò fredda. «Eppure ieri, quando ti ho visto a terra senza sensi, ti ho aiutato senza esitazione.»

Bartosz taceva. Si vedeva che gli dispiaceva.

«Voglio solo una cosa: che tu creda che sono diverso da una volta. Ho capito di aver perso tutto ciò che avevo di più prezioso.»

«Anche se credo che tu ti penta di qualcosa, non cambia il fatto che per tre anni ho vissuto con la sensazione che mio marito non fosse più vivo. Che ero rimasta sola con il figlio e per tutto quel tempo ho dovuto lottare per la psiche di Dawid, perché non si facesse domande su dove fosse il papà.»

Bartosz quasi scoppiò a piangere.

«Lo so. E questo è ciò che mi fa più male. Nonostante tutto, mi perdoneresti?»

Marzena rise amaramente.

«Perdono? Pensi che ti perdoni così, semplicemente, i tradimenti, le bugie, tutto quell’inferno? Per fortuna da tempo sono in una situazione finanziaria migliore grazie all’aiuto dell’azienda e all’assicurazione. Ma non si tratta di soldi, si tratta del dolore e delle perdite che ho dovuto vivere. Capisco se non vuoi vedermi. Ma una cosa è certa: Dawid è mio figlio. Voglio vederlo e, se mi permetti, partecipare alla sua vita.»

Marzena tacque. Paradossalmente, per tre anni si era rallegrata che il bambino avesse sopportato in modo abbastanza sereno l’assenza del padre, perché quello prima si interessava poco di lui. Ora però, quando il figlio era più grande, si presentava la possibilità di relazioni normali con il papà.

«L’incontro con Dawid lo capisco», disse. «Ma ho dubbi se lui capirà che il papà torna all’improvviso dopo tre anni di assenza.»

«Glielo spiegherò in qualche modo. Gli hai già detto che viaggiavo, che scoprivo nuove terre?», chiese Bartosz, alludendo a quello che lui stesso aveva sentito una volta quando Marzena mentiva al figlio per il suo bene.

«Sì. Crede ancora che fossi in una lunga trasferta tra montagne e laghi, che esplorassi terre. A volte chiedeva perché ci mettessi così tanto, ma ha smesso di chiederlo nell’ultimo anno e mezzo. Lasciami vederlo, ti prego.»

Alla fine Marzena acconsentì. Propose che la mattina successiva avrebbe spiegato a Dawid che il papà aveva finito la sua missione e era venuto da loro, ma solo per un po’ perché presto doveva partire di nuovo. E poi, dopo alcuni giorni, quando fossero tornati a casa, avrebbe organizzato altri incontri se il bambino lo avesse desiderato. Bartosz accettò queste condizioni. Nel cuore sperava in qualcosa di più, che Marzena lo riammettesse in famiglia. Tuttavia il suo atteggiamento restava impenetrabile.

Parte 5: Il nuovo inizio

Marzena si alzò al mattino, dominò il proprio nervosismo e disse con calma a Dawid che il papà era apparso nello stesso hotel perché aveva finito il lungo lavoro in paesi lontani e finalmente aveva un momento per incontrarli.

«Davvero?», gli occhi del bambino brillarono di entusiasmo. «Te l’avevo detto che l’avevo visto sull’aereo, mamma!»

Marzena annuì sentendo una leggera puntura di dolore interiore. Capiva che il figlio aveva sofferto la mancanza e si rallegrava senza essere consapevole di tutte le circostanze.

Alle undici si sedettero nel caffè dell’hotel. Bartosz aspettava già al tavolino. Alla vista di Dawid si illuminò. Il bambino gli si gettò subito tra le braccia.

«Papà! Quanto tempo non ti vedevo! Raccontami tutto!»

Bartosz aveva le lacrime agli occhi ma le tratteneva per non spaventare il bambino.

«Sono stato in terre molto lontane, vicino a laghi, in montagna. Ho viaggiato tanto. Sono qui e voglio molto passare del tempo con te.»

Dawid lo riempiva di domande su animali, montagne, fiumi, persone. Marzena sapeva che era un’ingiusta menzogna, ma allo stesso tempo non era pronta a svelare davanti al figlio tutto lo sconvolgimento. In tre andarono in spiaggia. Bartosz propose di insegnare al bambino a nuotare in mare. Con sorpresa di Marzena, Dawid assorbì al volo i consigli del papà e rideva allegramente. I giochi comuni in acqua e sulla sabbia sembravano così gioiosi che la gente da fuori li avrebbe presi per una famiglia davvero felice. Nel pomeriggio andarono insieme a visitare la parte marina della città. Marzena aveva dentro di sé una massa di sentimenti contraddittori. Da una parte si rallegrava che il bambino avesse quel contatto che un tempo non aveva conosciuto. Dall’altra sentiva rabbia e rancore verso Bartosz per il fatto che dopo tante bugie e tradimenti cercasse di tornare.

Alla sera si fermarono davanti all’ascensore dove dovevano separarsi.

«Che giornata!», esclamò felice Dawid. «Mamma, andiamo ancora domani con papà!»

Marzena guardò Bartosz e spiegò al figlio che il giorno dopo avevano l’aereo di ritorno a casa.

«E papà?», chiese il bambino. «Non vola con noi?»

«Devo restare ancora un po’ e finire certe cose, tesoro», disse dolcemente Bartosz. «Ma ci vedremo in città, te lo prometto.»

Dawid era un po’ deluso ma annuì. Si salutarono e Marzena tornò con il figlio in camera.

Marzena stava finendo di fare le valigie quando suonò il telefono. Era Bartosz.

«Volevo solo dirti che ti sono enormemente grato per avermi permesso di incontrare Dawid. Sei una madre meravigliosa e in generale una donna meravigliosa.»

«Non esagerare con i complimenti», sospirò. «Il figlio è entusiasta, non lo nego. Ma non so ancora come si svilupperà dopo il ritorno.»

Calò un momento di silenzio, poi Bartosz disse:

«Sai, Dawid mi ha chiesto perché non possiamo stare insieme. Ti chiedo… forse sarebbe comunque una via per ricominciare tutto da zero?»

Marzena sentì un peso allo stomaco. Solo una settimana prima non immaginava nemmeno di incontrare il marito. Le sue emozioni andavano dalla rabbia e dal rancore alla speranza, ma ricordava anche quanto le era costato quel trauma.

«No», disse con decisione. «È troppo presto. Non voglio fare del figlio un testimone di nuovi drammi.»

«Capisco. Non posso avere pretese verso di te. Solo… significa che è la fine definitiva?»

Marzena trattenne il tremore in gola.

«Non lo so. Forse un giorno riuscirò di nuovo a fidarmi di te, ma non ora.»

Sentì Bartosz dire piano:

«Resta almeno in contatto, per favore. Per Dawid e forse per noi.»

«Fatti vivo se lo desideri davvero», rispose. «Questa volta, per favore, non sparire senza una parola.»

Chiuse la chiamata. Marzena corse sul balcone e guardò la lastra scura del mare. Tirò un respiro profondo, sentendo che insieme a quell’aria la riempiva una nuova forza. Non era più quella moglie spezzata che Bartosz aveva abbandonato. Era una donna autonoma che si era rialzata dopo la disperazione e aveva trovato la pace nella vita con il figlio. Sì, nel suo cuore covavano ancora sentimenti contraddittori, ma era sicura di una cosa: ora sapeva dominarli. Sapeva decidere di sé senza cedere a illusioni o manipolazioni.

Il giorno dopo Marzena e Dawid salirono sull’aereo di ritorno. Il bambino era entusiasta, ogni momento ricordava la spiaggia, i giochi in acqua e anche il fatto che il papà era stato vicino.

«Mamma, vero che adesso ci vedremo più spesso?», ripeteva con lo sguardo brillante.

«Sì, tesoro», sorrise Marzena. «Vedremo cosa porterà il destino.»

Al pensiero di ciò le apparvero le lacrime. Questa volta erano lacrime di gioia per aver recuperato la libertà interiore e per il fatto di saper decidere da sola come sarebbe andata la sua vita. Per anni aveva portato il lutto e non si era concessa niente. Ora sapeva che il futuro poteva essere bello indipendentemente da cosa sarebbe successo con Bartosz. La cosa più importante era che Marzena non era più una donna ingannata né una pedina sofferente in un gioco. Era diventata una donna forte, saggia e una madre che vegliava sul bene suo e del figlio. E se un giorno avesse deciso di far entrare di nuovo l’ex marito nel suo cuore, sarebbe stata una sua decisione ben pensata.

E così finirono quelle vacanze, chiudendo allo stesso tempo un lungo e triste capitolo nella vita di Marzena e aprendone uno nuovo, pieno di incertezze ma anche di speranza.