Mio marito, l’uomo con cui ho condiviso 20 anni di vita e di lavoro, mi ha guardata dritta negli occhi e ha detto: “Sono stanco di vivere all’ombra del nome Bianchi”. Poi ha aggiunto che la nostra…

Mio marito, l'uomo con cui ho condiviso 20 anni di vita e di lavoro, mi ha guardata dritta negli occhi e ha detto: "Sono stanco di vivere all'ombra del nome Bianchi". Poi ha aggiunto che la nostra...

Non permetteva scorciatoie, non permetteva che si usasse una materia prima che non fosse all’altezza del nome che portava l’etichetta. Lui. All’estero, in Germania, in Francia, persino un piccolo negozio specializzato a Londra che cominciò a ordinare le nostre tavolette ogni due mesi. Semplicemente in 20 anni di matrimonio non avevo mai avuto motivo di dubitare di lui.

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Sempre fatto in 20 anni di matrimonio. Quella sera Massimo tornò a casa tardi, dopo che io mi ero già chiusa in camera da letto con la porta a chiave, cosa che non avevo mai fatto in 20 anni di matrimonio. Mio padre, che pure amava profondamente Massimo come si ama un figlio acquisito dopo 20 anni di convivenza familiare, mi disse una frase che porto ancora scolpita nella memoria. Perché sapevo che da un momento all’altro Massimo sarebbe arrivato e non sapevo ancora con certezza se davvero avesse avuto il coraggio di presentarsi con Erica al suo fianco oppure se all’ultimo momento avesse cambiato idea.

E lei chi è allora se non una donna che ha sempre pensato più all’azienda di suo padre che a me? 20 anni, Salvatore, ho passato 20 anni a lavorare per il nome Bianchi e ancora oggi, davanti a tutti lei mi tratta come se fossi un estraneo qualunque. Sono stanco di vivere all’ombra del nome Bianchi! Accumulato durante il matrimonio comprensivo, si leggeva testualmente, degli incrementi di valore dell’azienda avvenuti nel corso degli ultimi 20 anni, periodo durante il quale, sosteneva la lettera, Massimo aveva contribuito in maniera davanti sarebbe stata lunga, complicata e soprattutto giocata sul terreno che lui conosceva meglio, quello economico e finanziario, lo stesso terreno su cui per 20 anni gli avevo affidato la gestione della parte commerciale.

Sarebbe aggravato dal fatto che lui stesso ricopre un ruolo di amministrazione all’interno dell’azienda. Da quel conto, negli ultimi 2 anni, erano usciti oltre €90. 000 sotto varie voci, rimborsi, spese per trasferte mai realmente effettuate, secondo quanto risultava dai calendari aziendali e dai resoconti delle fiere a cui l’azienda aveva e soprattutto la voce più consistente, oltre €50. 000 trasferiti nel corso di due anni con la dicitura generica di consulenza marketing straordinaria verso la società di Erica, al di fuori e in aggiunta rispetto ai pagamenti regolari già chiedere un risarcimento d’anni all’azienda, oltre alla possibilità concreta di sporgere denuncia penale per appropriazione indebita qualora avessimo deciso di percorrere quella strada.

Vidi il volto di Massimo cambiare colore, mentre Franca elencava, uno dopo l’altro, i movimenti sospetti sul conto secondario, gli oltre €90. 000 complessivamente sottratti, la corrispondenza temporale tra l’aumento dei pagamenti a Erica Ti ho sempre considerata una donna troppo legata all’azienda di tuo padre per riuscire a guardare oltre. È stato scoprire che l’uomo con cui ho condiviso 20 anni della mia vita ha rubato, letteralmente rubato, dall’azienda costruita da mio nonno, per finanziare la stessa relazione che mi stava distruggendo. Quando Franca e Carmelo rientrarono nella stanza insieme all’avvocato di Massimo, la trattativa riprese su basi completamente diverse rispetto a quelle iniziali.

Franca lavorò con una precisione millimetrica su ogni singola clausola, assicurandosi che l’azienda restasse completamente nelle mani della mia famiglia, che io mantenessi la piena proprietà della casa in cui avevamo vissuto insieme per 20 sottratto illecitamente all’azienda negli anni precedenti. Condivisi e poi traditi, di un amore che era stato vero, almeno all’inizio, prima di trasformarsi in qualcosa di irriconoscibile. Aveva ricoperto per 20 anni al mio fianco. All’estero verso clienti che sceglievano il nostro prodotto, non soltanto per il gusto, ma per la storia autentica che vi leggevano dietro.

Nel frattempo l’azienda continuava a crescere sotto la mia guida e con essa crebbe anche la mia consapevolezza di quanto fossi capace di gestire responsabilità che per 20 anni avevo in parte delegato a Massimo senza mai davvero mettermi sua assenza e che finalmente si sentiva sereno all’idea di poter un giorno lasciare completamente nelle mie mani il testimone di una storia familiare che aveva attraversato tre generazioni. Cui donne che gestivano attività diverse, dalla ristorazione all’artigianato tessile, si confrontavano su difficoltà comuni, condividendo esperienze e strategie in uno spirito di solidarietà femminile che mi resi conto col tempo. Non avrei mai scelto di vedere mio padre alzare la mano contro l’uomo che per 20 anni avevo chiamato marito. E l’odore di terra secca e di timo selvatico che si mescolava all’aria.

Il cioccolato che la mia famiglia produce da tre generazioni, quello stesso cioccolato che assaggio ogni mattina con gli occhi chiusi per sentirne davvero il sapore, mi ha insegnato forse la lezione più importante di tutte, che le cose Grazie di cuore per essere rimasto con me fino all’ultima parola.